Come sappiamo tutti, ieri è morto Andrea Antonelli, il giovanissimo pilota umbro che correva nella Supersport, categoria cadetta della Superbike. Ma io non sono qui a parlare della fatalità, dell'incidente ecc., ma di tutto il casino che è nato attorno.
Prima di tutto la stampa: ok, sappiamo tutti che era morto fin da subito, ma giustamente la notizia viene data ufficialmente 3 ore dopo l'accaduto e TUTTI dovrebbero rispettarla. In secondo luogo molti dicevano che pioveva troppo e che la visibilità era scarsa, ma in realtà era l'acqua tirata su da tutte le moto a far sì che non si vedeva nulla, anche perchè io, dalla TV, avevo visto che c'era qualcuno per terra. Inoltre, Mario Donnini ha detto fin da subito che si poteva correre e, anzi, vi copio-incollo la sua risposta:
"Rispondo
a tutti quelli che mi hanno scritto chiedendomi come si sarebbero
comportati all'Isola di Man in una situazione di pioggia come quella di
oggi a Mosca, teatro della tragedia dello sfortunato ANDREA ANTONELLI.
Il problema non si pone, perché paradossalmente là il regolamento è
molto più restrittivo e meglio improntato alla sicurezza che nel
mondiale: in caso di asfalto bagnato non si corre affatto.
Le gomme
intermedie e le rain non sono neanche disponibili dai fornitori. Le sole
grooved di serie sono quelle della Superstock, classe che comunque al
TT non può assolutamente disputare una wet race.
PREMESSO QUESTO, LA VERA RISPOSTA E' UN'ALTRA. QUESTA:
Anno scorso, nel giorno dell'annullamento della Senior per pioggia,
chiacchieravo a Bray Hil con Alan Bud Jackson, veterano di oltre 100 TT e
tra i più anziani piloti ancora in attività, che a proposito di gare
bagnate mi raccontava la sua filosofia da TT Rider, che in sintesi suona
così:
«Quando piove, per correre devi avere due garanzie: una
visibilità accettabile e le gomme intermedie o le rain. Se queste
condizioni sono rispettate, il centauro non solo può ma DEVE chiudere la
visiera, aspettare il segnale e dare gas. Poi Dio l'aiuti. Funziona
così, il motociclismo. Se hai le rain, corri anche nello tsunami e ne
accetti le conseguenze, punto. E se non sei d'accordo, allora puoi darti
ad altre forme d'impegno, come le attività benefiche o una più assidua
presenza in famiglia o al pub»".
Comunque son salite tante polemiche e non si è badato a dire "ragazzi, è morto un ragazzo che amava quel che faceva, onoriamolo con rispetto". No, tutti a cercare un colpevole. E' sbagliato, anche perchè credo che qui non ci sia un colpevole. E' stata solo una fatalità incredibile che, unita alla pioggia, ha fatto quel che ha fatto.
Ciao Andrea, riposa in pace. E quest'anno siamo a 6 incidenti fatali in macchina e 3 in auto (anche se uno per attacco cardiaco).
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lunedì 22 luglio 2013
lunedì 1 luglio 2013
"Circuiti Dimenticati" - Puntata 1: Hockenheimring
Buongiorno a tutti! Ringrazio innanzitutto The Sport Company per l'opportunità che mi ha dato per scrivere l'articolo. Potete trovarlo QUI e mettete "Mi Piace" alla pagina!
“Circuiti Dimenticati” è una rubrica nata per ricordare quei tracciati ormai andati nel dimenticatoio, ma che hanno fatto grande la storia del motorsport. Questa rubrica vi proporrà settimanalmente o al massimo ogni due settimane un'analisi di volta in volta focalizzata su un circuito che, per un motivo o per un altro, ha dovuto chinare il capo davanti al volere del progresso.
Per questa prima puntata andiamo in Germania, e più precisamente ad Hockenheim dove si trova uno dei circuiti più famosi della Germania e d’Europa, ovvero l’Hockenheimring, tracciato che ospita anche il Gran Premio di Germania di Formula 1, oltre ad altre varie categorie molto importanti nel panorama automobilistico. E’ un circuito lungo 4.574 metri, con 13 curve e molto tecnico nella sua nuova configurazione, inaugurata nel 2002, che ha cancellato uno dei più bei tracciati del mondo: il vecchio Hockenheimring.
La vecchia configurazione era composta da lunghissimi rettilinei, spezzati da 3 chicane e da una curva, che attraversavano il fitto bosco situato vicino al tracciato; dopodiché si raggiungeva il Motodrom, parte tecnica del tracciato e piena di tribune gremite di tifosi ed appassionati. Un circuito magnifico, pieno di insidie e che regalava vero spettacolo, dalle Formula 1 alle moto. Per il settaggio delle macchine bisognava trovare un compromesso tra la velocità di punta e la guidabilità, perché favorendo la prima non si aveva abbastanza controllo nel Motodrom e puntando sulla seconda si risultava troppo lenti nei rettilinei.
Ma andiamo con ordine, raccontando la nascita e la storia del vecchio
Hockenheimring: il tracciato venne inaugurato nel 1932 ed utilizzava sia
strade di aperta campagna sia altre aperte al traffico. Era lungo ben
12 km, era a forma trapezoidale, si percorreva in senso anti-orario ed
univa Hockenheim con Oftersheim. Generalmente era usato dalle moto e per
i test dell’Auto Union e della Mercedes. Nel 1938 venne rinominato
Kurpfalzrin, nome che gli rimase fino al 1947. Sempre nello stesso anno
partirono i lavori per la creazione di un tracciato permanente: così il
tracciato venne ridotto a “soli” 7.800 metri e la famosa Ostkurve entrò a
far parte del circuito.
A seguito dell’incidente mortale di Jim Clark, avvenuto nel 1968 in una gara di Formula 2, vennero aggiunte due chicane nei due rettilinei, per rallentare le vetture. La prima chicane prese il nome dello sfortunato asso scozzese e la seconda (nel 1994) di Ayrton Senna. Il tracciato rimase comunque molto veloce ed interessante e di certo non mancava lo spettacolo offerto in pista.
Il successivo cambiamento avvenne nel 1980, in seguito all’incidente mortale di Patrick Depailler, morto in un test privato con l’Alfa Romeo di F1; il francese uscì di pista alla Ostkurve e finì contro il guard-rail, che lo uccise sul colpo. In quel giorno c’erano pochi commissari e i guard-rail non erano protetti. Si decise perciò di aggiungere una chicane all’entrata dell’Ostkurve, formata da delle barriere di pneumatici (molto pericolosi), che poi vennero sostituiti negli anni successivi con la vera e propria chicane. Negli anni successivi sia la Clark che la Senna subirono dei leggeri cambiamenti, ma il tracciato restò immutato.
Nel 2001 arrivò una nuova decisione di cambiare il tracciato; venne disboscata una parte del bosco per creare il nuovo circuito e la parte vecchia venne demolita e rimboscata, con discreto successo.
Guardando le foto dello stato attuale del vecchio tracciato mi vengono i brividi: sembra lasciato a sé stesso, ad una morte lenta e dolorosa. Non è possibile che la Formula 1 abbia abbandonato un circuito spettacolare come il vecchio Hockenheimring. Molti si sono battuti a favore del vecchio tracciato, ma senza risultati. Io e voi possiamo solo tenerlo in vita ricordando i fatti, le gare, i sorpassi e lo spettacolo che è stato offerto da questa meravigliosa creatura.
“Circuiti Dimenticati” è una rubrica nata per ricordare quei tracciati ormai andati nel dimenticatoio, ma che hanno fatto grande la storia del motorsport. Questa rubrica vi proporrà settimanalmente o al massimo ogni due settimane un'analisi di volta in volta focalizzata su un circuito che, per un motivo o per un altro, ha dovuto chinare il capo davanti al volere del progresso.
Per questa prima puntata andiamo in Germania, e più precisamente ad Hockenheim dove si trova uno dei circuiti più famosi della Germania e d’Europa, ovvero l’Hockenheimring, tracciato che ospita anche il Gran Premio di Germania di Formula 1, oltre ad altre varie categorie molto importanti nel panorama automobilistico. E’ un circuito lungo 4.574 metri, con 13 curve e molto tecnico nella sua nuova configurazione, inaugurata nel 2002, che ha cancellato uno dei più bei tracciati del mondo: il vecchio Hockenheimring.
La vecchia configurazione era composta da lunghissimi rettilinei, spezzati da 3 chicane e da una curva, che attraversavano il fitto bosco situato vicino al tracciato; dopodiché si raggiungeva il Motodrom, parte tecnica del tracciato e piena di tribune gremite di tifosi ed appassionati. Un circuito magnifico, pieno di insidie e che regalava vero spettacolo, dalle Formula 1 alle moto. Per il settaggio delle macchine bisognava trovare un compromesso tra la velocità di punta e la guidabilità, perché favorendo la prima non si aveva abbastanza controllo nel Motodrom e puntando sulla seconda si risultava troppo lenti nei rettilinei.
La configurazione attuale messa a confronto con quella vecchia
I primi anni dell'Hockenheimring
Passano gli anni e l’Hockenheimring
cambia forma, nel 1965, per via della costruzione della nuova Autobahn
A6, che attraversa una parte del tracciato. Fu così che venne creato il
Motodrom e il tracciato si accorciò per raggiungere i 6.800 metri,
cambiando anche senso di marcia; inoltre nacque anche il circuito corto,
composto da una parte che si allacciava al Motodrom. Il circuito (nella
nuova configurazione) venne inaugurato con il Gran Premio
motociclistico di Germania, nel 1966.A seguito dell’incidente mortale di Jim Clark, avvenuto nel 1968 in una gara di Formula 2, vennero aggiunte due chicane nei due rettilinei, per rallentare le vetture. La prima chicane prese il nome dello sfortunato asso scozzese e la seconda (nel 1994) di Ayrton Senna. Il tracciato rimase comunque molto veloce ed interessante e di certo non mancava lo spettacolo offerto in pista.
Quello che resta della Lotus di Jim Clark dopo l'incidente fatale
Il successivo cambiamento avvenne nel 1980, in seguito all’incidente mortale di Patrick Depailler, morto in un test privato con l’Alfa Romeo di F1; il francese uscì di pista alla Ostkurve e finì contro il guard-rail, che lo uccise sul colpo. In quel giorno c’erano pochi commissari e i guard-rail non erano protetti. Si decise perciò di aggiungere una chicane all’entrata dell’Ostkurve, formata da delle barriere di pneumatici (molto pericolosi), che poi vennero sostituiti negli anni successivi con la vera e propria chicane. Negli anni successivi sia la Clark che la Senna subirono dei leggeri cambiamenti, ma il tracciato restò immutato.
Nel 2001 arrivò una nuova decisione di cambiare il tracciato; venne disboscata una parte del bosco per creare il nuovo circuito e la parte vecchia venne demolita e rimboscata, con discreto successo.
L'incidente di Burti con M. Schumacher alla partenza, nell'ultima edizione
del GP di Germania sulla vecchia configurazione veloce
Guardando le foto dello stato attuale del vecchio tracciato mi vengono i brividi: sembra lasciato a sé stesso, ad una morte lenta e dolorosa. Non è possibile che la Formula 1 abbia abbandonato un circuito spettacolare come il vecchio Hockenheimring. Molti si sono battuti a favore del vecchio tracciato, ma senza risultati. Io e voi possiamo solo tenerlo in vita ricordando i fatti, le gare, i sorpassi e lo spettacolo che è stato offerto da questa meravigliosa creatura.
Il vecchio Hockenheimring visto dall'Ostkurve, nel 2008
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martedì 28 maggio 2013
Già un incidente fatale al Tourist Trophy: muore Yoshinari Matsushita
Purtroppo è avvenuto il primo (e speriamo l'ultimo) incidente mortale di questa edizione del Tourist trophy, mitica corsa motociclistica che si corre nelle strade dell'Isola di Man, in Gran Bretagna. Si tratta di
Yoshinari Matsushita, 43enne giapponese, che correva con una Suzuki. L'incidente è avvenuto nel tratto di Ballacrye, uno dei punti più suggestivi del tracciato e dove si possono ammirare i salti dei piloti con le loro moto, nelle prove libere del lunedì (ovvero ieri). Non si sanno ancora le cause del terribile incidente, forse da imputare ad un errore del pilota o ad un problema alla moto. La certezza è che Matsushita ci ha lasciati e che non sarà più tra noi.
Yoshinari Matsushita aveva partecipato già a 4 edizioni del Tourist Trophy, col debutto nel 2009. Quest'anno è stato iscritto all'ultimo ed era il terzo pilota di Tyco Suzuki. Il suo miglior risultato è stata la vittoria nella Motegi Endurance Race, vinta nel 2008. Per quanto riguarda il TT, aveva ottenuto il 5° posto nella categoria TT Xero, riservata alle moto elettriche, nel 2011.
Io non posso far altro che dare le mie più sincere condoglianze alla sua famiglia, ai suoi amici e al suo team. Ciao Yoshinari!
Yoshinari Matsushita, 43enne giapponese, che correva con una Suzuki. L'incidente è avvenuto nel tratto di Ballacrye, uno dei punti più suggestivi del tracciato e dove si possono ammirare i salti dei piloti con le loro moto, nelle prove libere del lunedì (ovvero ieri). Non si sanno ancora le cause del terribile incidente, forse da imputare ad un errore del pilota o ad un problema alla moto. La certezza è che Matsushita ci ha lasciati e che non sarà più tra noi.
Yoshinari Matsushita aveva partecipato già a 4 edizioni del Tourist Trophy, col debutto nel 2009. Quest'anno è stato iscritto all'ultimo ed era il terzo pilota di Tyco Suzuki. Il suo miglior risultato è stata la vittoria nella Motegi Endurance Race, vinta nel 2008. Per quanto riguarda il TT, aveva ottenuto il 5° posto nella categoria TT Xero, riservata alle moto elettriche, nel 2011.
Io non posso far altro che dare le mie più sincere condoglianze alla sua famiglia, ai suoi amici e al suo team. Ciao Yoshinari!
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